RICHARD DAWKINS ALLO SBARAGLIO
In un pepato articolo del Prof. Giorgio Israel, apparso nel suo blog il 13 Agosto, 2011, sotto il titolo Pangloss Reloaded, Richard Dawkins fa, come merita, una magra figura. Il rinomato professore prende di mira l'ultima opera dell'illustre biologo britannico, The God Illusion, tradotto in italiano alla lettera (L'illusione di Dio.) Eccone un breve sunto:
"Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale un marziano cretino atterra negli Stati Uniti e penetra nottetempo, quando non c’è nessuno, in un laboratorio dove si trova uno dei primi grandi calcolatori digitali. «Che macchina primitiva!», esclama tra sé e sé il marziano cretino. «Cosa mai potrà fare?», si chiede. Una trentina di anni dopo atterra di nuovo per curiosare e scopre che ora sono spuntati dei calcolatori molto più veloci e meno ingombranti. «Un’evoluzione interessante», commenta prendendo appunti su un avanzatissimo taccuino elettronico e riparte sul suo disco volante. Torna dopo un altro trentennio e scopre che ora macchine piccolissime, poco più grandi di un libro, fanno in pochi secondi milioni di operazioni ciascuna delle quali richiedeva giorni di lavoro ai vecchi calcolatori. «Ma queste sono macchine di grande intelligenza!» - esclama - «persino capaci di operazioni autonome e quindi di creare qualcosa… Magari di creare le prime macchine di sessant’anni fa… Ma io ho visto come sono spuntate fuori: attraverso un processo di evoluzione. Ne deduco quindi la seguente legge: “Qualsiasi intelligenza creativa abbastanza complessa da progettare qualcosa è solo il prodotto finale di un lungo processo di evoluzione graduale”».
Bene, in realtà la legge non l’ha enunciata il marziano cretino bensì il noto biologo Richard Dawkins nel suo libro “L’illusione di Dio”. Solo che mentre il povero marziano cretino aveva dedotto la legge basandosi pur sempre su osservazioni di fatti reali, Dawkins procede in altro modo. Prima enuncia la legge e poi la “dimostra” così: «Siccome si sono evolute, le intelligenze creative arrivano giocoforza tardi nell’universo e non possono quindi averlo progettato». Insomma, prima egli dà per scontato che le intelligenze si sono evolute (“siccome”), e quindi ne deduce che si sono evolute… «Forse tu non pensavi ch’ïo loico fossi!», ci par di sentire esclamare Dawkins alla maniera del diavolo di Dante, magari accompagnando la frase con qualche suono osceno, perché, come vedremo, il nostro loico scienziato ha una certa tendenza coprofila. Il diavolo Dawkins ghigna, perché con la sua legge ritiene di aver dimostrato che Dio non esiste. Difatti, Dio, in quanto intelligenza creativa complessa non può che essere il risultato di un processo di evoluzione, e quindi non può essere all’origine di alcunché, non può aver creato un fico secco. «Tu non pensavi ch’ïo loico fossi».
Forse basterebbe questo per spiegare perché un personaggio come Richard Dawkins è il mio nemico per eccellenza. Non tanto perché è ateo – legittimi fatti suoi – ma per la suprema insipienza con cui propaganda le sue tesi e per l’arroganza con cui pretende che chi non condivide i suoi “ragionamenti” (con rispetto parlando per i ragionamenti, s’intende) sia un perfetto imbecille. E soprattutto perché facendo la sua campagna in nome della razionalità scientifica fa fare alla scienza una figura barbina.
Ma no, non basta, c’è molto altro e se qualcosa risparmieremo al nostro “nemico” è soltanto per colpa dello spazio. Intanto, presentiamo un’altra sua mirabile affermazione: «Non si può tecnicamente [sic] dimostrare che Dio non esiste, ma Dio è molto ma molto improbabile». Bella forza! Che Dio, l’Ente supremo, il Creatore di tutto, l’Unico assoluto sia un evento molto ma molto improbabile è un’affermazione degna di un incrocio tra M. de La Palice e Pangloss. Il credente non può che essere d’accordo con Dawkins: Dio è l’evento improbabile per eccellenza. Ci mancherebbe soltanto che la sua probabilità fosse piccola ma apprezzabile: rischieremmo di trovarci in pieno politeismo… Ci si chiederà perché diamine Dawkins si sia dato una simile zappa sui piedi invece di dire tout court che Dio non esiste. Ebbene, il fatto è che lui ha ripercorso la solita via crucis dell’ateo ignorante: dimostrare, una ad una, che tutte le dimostrazioni dell’esistenza di Dio hanno un baco (non sapendo che a questo aveva già provveduto Kant) per poi ammettere che non è possibile dimostrare neppure il contrario (anche a questo aveva provveduto Kant). Per cui, non riuscendo a risolvere la cosa per via “tecnica” (che è il modo con cui lui dice “metafisica”), cerca la dimostrazione per via “scientifica”, con il calcolo delle probabilità. Ma attenti, perché Dawkins è un gran furbo e prova a parare il colpo del credente, e cioè l’argomento secondo cui il sorgere della vita è un evento talmente improbabile che può essere spiegato soltanto come effetto dell’atto creativo divino. Niente affatto, osserva il nostro furbacchione: anche ammettendo che il sorgere della vita abbia la probabilità di formarsi soltanto in un pianeta su un miliardo, siccome i probabili pianeti dell’universo sono un miliardo di miliardi, «la vita sarebbe sorta su un miliardo di pianeti»… Vi stupite? – proclama Dawkins – e allora ribadisco: «se le probabilità che la vita si originasse spontaneamente su un pianeta fossero una su un miliardo, questo evento molto, molto improbabile si verificherebbe in ogni caso su un miliardo di pianeti». Avete letto bene: “in ogni caso”… L’illustre scienziato ricava da una probabilità una certezza: un miliardo di pianeti con la vita. Tanto per capirsi, lui è uno di quelli che crede che giocando al lotto lo stesso numero novanta volte, uscirà certamente. E, come non bastasse, si assesta un altro micidiale colpo di zappa sui piedi: «Dio è molto improbabile nello stesso senso statistico in cui sono improbabili le entità che egli dovrebbe in teoria spiegare». E quindi Dio esiste certamente… magari un miliardo di volte…"
L'articolo fu ricettore di ben 101 contributi in forma di commenti ben appropriati, tra cui i seguenti:
Francesco Giuseppe Pianori:
"Non ragioniam di lor, ma guarda e passa" è il verso esatto di Dante nell'Inferno. Povero Dawkins! Quando si pretende di saper tutto si finisce per non saper nulla. "Quos vult perdere Deus dementat". Vale la pena pregare per lui e per Odifreddi: in fondo anche loro sono stati fatti per conoscere (in senso biblico) il vero, cioé Lui."
Gianfranco Massi:
"Certo che è necessario contrastare gli accademici propagandisti di ideologie scientifiche indimostrate! Il filosofo Pascal – nel ‘600 gli scienziati erano ancora filosofi − diceva di loro:”Plaindre les athées qui cherchent, car ne sont–ils pas assez malheureux? Invectiver contre ceux qui en font vanité.”
Angus Walters:
"Un'osservazione: "Se Dio non esiste, tutto è permesso" (Dostoevsky).
Un'altra osservazione: Non esiste società vivente senza una religione, perché quelle senza alcuna religione sono scomparse dalla faccia della terra.
Una domanda: Come mai, in tutta questa diatriba, nessuno ha menzionato il famoso teorema d'incompletezza di Gödel?"
Un'altra osservazione: Non esiste società vivente senza una religione, perché quelle senza alcuna religione sono scomparse dalla faccia della terra.
Una domanda: Come mai, in tutta questa diatriba, nessuno ha menzionato il famoso teorema d'incompletezza di Gödel?"
Nautilus:
@Luigi Sammartino
"
Lei scrive
"Dare del cretino a chi è religioso o affermare che il pensiero religioso è roba da stupidi commette una violenza e un atto di prevaricazione."
Naturalmente ha ragione, però questa frase mi rammenta una obiezione (se non sbaglio di Vanni o Attento): e se uno non dà esplicitamente del "cretino"...ma lo pensa? Voglio dire: magari chi è rispettoso delle persone sarà corretto e non manifesterà il suo sotto-pensiero, ma non potrà cancellarlo, non potrà cancellare il senso di derisione e superiorità che spesso per non dire sempre nasce di fronte a chi (a torto o a ragione)viene ritenuto vittima di una superstizione.
Diceva Vanni (o Attento):"io me ne frego del formale rispetto, se non è autentico"
Per me aveva qualche ragione.
E purtroppo non c'è modo di saperlo...il credente dovrà accontentarsi della protesta formale di rispetto, magari sospettando che l'interlocutore se la rida sotto i baffi.
@ Angus Walters
"Sono un appassionato lettore di Dostoevskij, ritengo "L'idiota" uno dei romanzi più belli e importanti mai scritti...pure ho la (personalissima) sensazione che quel particolare pensiero sia una sciocchezza. Anche i geni in materia di religione possono sbagliare, forse.
Lei è a conoscenza di società senza alcuna religione? Io no, forse perchè sono sparite. Mi piacerebbe però sapere quali erano.
A meno che lei non si riferisca ai tentativi di sradicare la religione dal cuore degli uomini e magari sostituirla con altre fedi, che effettivamente sono falliti ovunque.
Il che conferma però solo una cosa: l'uomo ha bisogno di Dio, ne ha talmente bisogno che se non ci fosse se lo dovrebbe inventare.'
Lei scrive
"Dare del cretino a chi è religioso o affermare che il pensiero religioso è roba da stupidi commette una violenza e un atto di prevaricazione."
Naturalmente ha ragione, però questa frase mi rammenta una obiezione (se non sbaglio di Vanni o Attento): e se uno non dà esplicitamente del "cretino"...ma lo pensa? Voglio dire: magari chi è rispettoso delle persone sarà corretto e non manifesterà il suo sotto-pensiero, ma non potrà cancellarlo, non potrà cancellare il senso di derisione e superiorità che spesso per non dire sempre nasce di fronte a chi (a torto o a ragione)viene ritenuto vittima di una superstizione.
Diceva Vanni (o Attento):"io me ne frego del formale rispetto, se non è autentico"
Per me aveva qualche ragione.
E purtroppo non c'è modo di saperlo...il credente dovrà accontentarsi della protesta formale di rispetto, magari sospettando che l'interlocutore se la rida sotto i baffi.
@ Angus Walters
"Sono un appassionato lettore di Dostoevskij, ritengo "L'idiota" uno dei romanzi più belli e importanti mai scritti...pure ho la (personalissima) sensazione che quel particolare pensiero sia una sciocchezza. Anche i geni in materia di religione possono sbagliare, forse.
Lei è a conoscenza di società senza alcuna religione? Io no, forse perchè sono sparite. Mi piacerebbe però sapere quali erano.
A meno che lei non si riferisca ai tentativi di sradicare la religione dal cuore degli uomini e magari sostituirla con altre fedi, che effettivamente sono falliti ovunque.
Il che conferma però solo una cosa: l'uomo ha bisogno di Dio, ne ha talmente bisogno che se non ci fosse se lo dovrebbe inventare.'
Angus Walters:
@Nautilus:
"La famosa quotazione, usualmente attribuita a Dostoevsky, viene espressa ne I fratelli Karamazov. Io credo, però, che Dostoevsky la pensasse proprio cosí.
Per le società senza religione, basta pensare al comunismo o al nazismo. Quelle del passato non possiamo conoscerle, perché, non avendo una cultura, non hanno lasciato alcuna traccia della loro esistenza (René Girard).
Per il resto, sono fondamentalmente d'accordo con lei, Nautilus. E comprendo bene perché lei non ha risposto alla mia domanda: perché chi, come lei, conosce bene il teorema di Gödel dà per scontato che ogni conversazione, anche nei riguardi della scienza, dovrebbe iniziare con l'asserzione o premessa "credo". Per il riferimento a Dio da doversi inventare se non esistesse, lei, ovviamente, ha voluto riferirsi a Voltaire.
Per quanto riguarda la diatriba sul pensiero (?) di Dawkins, sono d'accordo con quelli che lo giudicano un ciarlatano, indegno dell'appellativo "scienziato".'
Per le società senza religione, basta pensare al comunismo o al nazismo. Quelle del passato non possiamo conoscerle, perché, non avendo una cultura, non hanno lasciato alcuna traccia della loro esistenza (René Girard).
Per il resto, sono fondamentalmente d'accordo con lei, Nautilus. E comprendo bene perché lei non ha risposto alla mia domanda: perché chi, come lei, conosce bene il teorema di Gödel dà per scontato che ogni conversazione, anche nei riguardi della scienza, dovrebbe iniziare con l'asserzione o premessa "credo". Per il riferimento a Dio da doversi inventare se non esistesse, lei, ovviamente, ha voluto riferirsi a Voltaire.
Per quanto riguarda la diatriba sul pensiero (?) di Dawkins, sono d'accordo con quelli che lo giudicano un ciarlatano, indegno dell'appellativo "scienziato".'
Unknown:
"Prof. Israel, solamente due cose:
1) in risposta ad alcuni confusi commenti riportati sopra, mi permette di dire che sono uno Scienziato-Credente? Chiunque abbia il nerbo di definirmi meno-scienziato perche' credente si faccia pure avanti!
2) mi sono goduto il suo saggio sulla natura degli oggetti matematici che mi ha costretto a prendere in mano la Krisis di Husserl; entrambi un invito ad una riflessione seria, profonda, altro che gli sproloqui di Dawkins.
Cordialmente
Andrea Cortis"
1) in risposta ad alcuni confusi commenti riportati sopra, mi permette di dire che sono uno Scienziato-Credente? Chiunque abbia il nerbo di definirmi meno-scienziato perche' credente si faccia pure avanti!
2) mi sono goduto il suo saggio sulla natura degli oggetti matematici che mi ha costretto a prendere in mano la Krisis di Husserl; entrambi un invito ad una riflessione seria, profonda, altro che gli sproloqui di Dawkins.
Cordialmente
Andrea Cortis"
Angus Walters:
"Esimio Professore,
Mi permetta di chiudere questa diatriba con una poesia di Pietro Trapassi, detto Metastasio:
Ovunque il guardo io giro
eterno Dio, ti vedo,
nell’opre Tue T'ammiro,
Ti riconosco in me.
La terra, il mar, le sfere
parlan del Tuo potere:
Tu sei per tutto, e noi
tutti viviamo in Te.
Grazie.
Mi permetta di chiudere questa diatriba con una poesia di Pietro Trapassi, detto Metastasio:
Ovunque il guardo io giro
eterno Dio, ti vedo,
nell’opre Tue T'ammiro,
Ti riconosco in me.
La terra, il mar, le sfere
parlan del Tuo potere:
Tu sei per tutto, e noi
tutti viviamo in Te.
Grazie.
Giorgio Della Rocca:
"enso che, dopo “L'illusione di Dio - Le ragioni per non credere” dello zoologo e biologo dell'evoluzione Richard Dawkins, sarebbe opportuno leggere (se ancora non lo si fosse fatto) “L'illusione dell'ateismo - Perché la scienza non nega Dio” del filosofo della scienza (con interessi teologici) Roberto Giovanni Timossi [Ed. San Paolo 2009; Presentazione del card. Angelo Bagnasco]. Il titolo di questo libro ne rispecchia adeguatamente il contenuto (il che, a mio avviso, non accade sempre…); fra i tanti passi del libro che mi piacerebbe citare ne scelgo uno: «Non stupisce, invece, che Dawkins si ricolleghi a Daniel C. Dennett, l'altro campione dell'ateismo scientista, e che quest'ultimo a sua volta si richiami alle posizioni del primo dando vita a una sorta di circolo autoreferenziale: ormai sembrano, infatti, entrambi bisognosi di puntellarsi reciprocamente per sorreggere l'ingombrante tesi secondo cui la scienza avrebbe negato l'esistenza di Dio e reso superflua qualsiasi fede religiosa. [...] Gli argomenti che utilizzano, però, sono spesso tutt'altro che scientifici, come quando estendono il fanatismo di chi vuole le "guerre sante" a tutti i seguaci di una qualsiasi religione» (ivi, pp. 446-447).
Saluti,"
Saluti,"
Ancora Giorgio Della Rocca:
"«Molti uomini, anche fra i più "grandi", hanno una notevole volontà di credere nelle cose più svariate, ma soprattutto, come risulta almeno nella nostra cultura da circa venti secoli, nell'esistenza di un (e in genere di un solo) ente "supremo" compiutamente dotato di certe proprietà dette "positive".
Questi, diciamo, teofili hanno spesso fornito ingegnosi argomenti a sostegno delle loro credenze o di quelle che desideravano si confermassero come loro credenze. Preso uno qualunque di questi argomenti, la probabilità che esso sia corretto o che comunque sia in grado di aumentare sensibilmente la probabilità da attribuirsi alle credenze dette è, penso, notevolmente abbassata dal desiderio di credere.
Esistono, naturalmente, anche teofobi (io lo sono di tutto cuore) e anche nel loro caso è opportuna una certa vigilanza su quanto costruiscono o asseriscono».
Il brano riportato è tratto dalla Premessa dello scritto: “Logica e teofilia. Osservazioni su una dimostrazione attribuita a Kurt Gödel”, del matematico e logico matematico Roberto Magari (1934-1994) [“Notizie di Logica”, vol. 7, n. 4, pp. 11-20 (1988)]. «Lo scritto fu concepito come un commento a un lavoro di Jordan Howard Sobel del 1987 basato a sua volta su una esposizione di Dana Scott al quale Gödel aveva fatto vedere la sua prova [ontologica dell'esistenza (e unicità) di Dio]» [dalla presentazione di Gabriele Lolli dello scritto suddetto, il tutto incluso come seconda Appendice nel libro: “Kurt Gödel. La prova matematica dell'esistenza di Dio”, a cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi, Ed. Bollati Boringhieri 2006 (Ristampa ottobre 2010)]. È da tenere presente che lo stesso Gödel dichiarò che nutriva interesse per questa prova solo per motivi strettamente logici.
In questo blog, ho già avuto modo di parlare (criticamente) della cosiddetta "prova ontologica" dell'esistenza (e unicità) di Dio elaborata da Kurt Gödel.
A maggior ragione, la presenza di Dio - mi riferisco al Dio del Cristianesimo - non può ridursi a una questione di pura logica (naturale o matematica); per realizzarsi, essa necessita di un contributo attivo e positivo da parte degli uomini.
Saluti rinnovati,
Giorgio Della Rocca
{Ho giocato una partita a scacchi contro Roberto Magari nel corso del 5° Torneo Internazionale di Bagni di Lucca (1982).}
Questi, diciamo, teofili hanno spesso fornito ingegnosi argomenti a sostegno delle loro credenze o di quelle che desideravano si confermassero come loro credenze. Preso uno qualunque di questi argomenti, la probabilità che esso sia corretto o che comunque sia in grado di aumentare sensibilmente la probabilità da attribuirsi alle credenze dette è, penso, notevolmente abbassata dal desiderio di credere.
Esistono, naturalmente, anche teofobi (io lo sono di tutto cuore) e anche nel loro caso è opportuna una certa vigilanza su quanto costruiscono o asseriscono».
Il brano riportato è tratto dalla Premessa dello scritto: “Logica e teofilia. Osservazioni su una dimostrazione attribuita a Kurt Gödel”, del matematico e logico matematico Roberto Magari (1934-1994) [“Notizie di Logica”, vol. 7, n. 4, pp. 11-20 (1988)]. «Lo scritto fu concepito come un commento a un lavoro di Jordan Howard Sobel del 1987 basato a sua volta su una esposizione di Dana Scott al quale Gödel aveva fatto vedere la sua prova [ontologica dell'esistenza (e unicità) di Dio]» [dalla presentazione di Gabriele Lolli dello scritto suddetto, il tutto incluso come seconda Appendice nel libro: “Kurt Gödel. La prova matematica dell'esistenza di Dio”, a cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi, Ed. Bollati Boringhieri 2006 (Ristampa ottobre 2010)]. È da tenere presente che lo stesso Gödel dichiarò che nutriva interesse per questa prova solo per motivi strettamente logici.
In questo blog, ho già avuto modo di parlare (criticamente) della cosiddetta "prova ontologica" dell'esistenza (e unicità) di Dio elaborata da Kurt Gödel.
A maggior ragione, la presenza di Dio - mi riferisco al Dio del Cristianesimo - non può ridursi a una questione di pura logica (naturale o matematica); per realizzarsi, essa necessita di un contributo attivo e positivo da parte degli uomini.
Saluti rinnovati,
Giorgio Della Rocca
{Ho giocato una partita a scacchi contro Roberto Magari nel corso del 5° Torneo Internazionale di Bagni di Lucca (1982).}
F I N I S
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