Monday, December 19, 2011

DITTATURA FISCALE O POLITICA NEGATIVA: Discussione sulla crisi economica europea nel blog di Giorgio Israel

"MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE 2011

Per favore, il premier ci risparmi almeno il tecno-trotzkismo


Si moltiplicano le voci che denunciano il vizio di fondo di una costruzione europea che ha messo il carro dell’economia davanti ai buoi della politica. Il che – ha osservato Angelo Panebianco – ha comportato una ferita della democrazia. Ma ora la crisi, invece di stimolare il risanamento di questa ferita – con la lunga e difficile opera di unire popoli, lingue e culture che non si conoscono e talora non si amano – rischia di provocare un ulteriore crollo della democrazia.
Sembra che il tandem franco-tedesco – incurante dell'opinione dei paria dell'Unione – punti a un'Europa a due cerchi, a una Schengen dell'euro: nel disco centrale i due paesi forti, Germania e Francia, fuori di esso chi non si adegua alle nuove regole imposte dal centro. Mentre il presidente francese Sarkozy preme drammaticamente sull’Italia, invitandola a sacrifici per entrare nel primo girone, forse temendo di restare solo con la Germania, si profila una sinistra prospettiva: un cambio della governance europea per vie che evitino la ratifica elettorale delle nazioni. Sarebbe gravissimo. L’Europa diverrebbe un protettorato gestito da due paranoie – il ricorrente delirio di potenza tedesco e l'incapacità francese di disfarsi del mito della "grandeur" – e da funzionari irresponsabili e prepotenti.
Si dice che il premier Monti voglia giocare il tutto per il tutto per agganciarsi alla locomotiva franco-tedesca, anche trasformando la manovra economica in una cura da cavallo. Si evoca la situazione del 1996, quando Prodi e Ciampi tentarono di convincere Aznar a un'adesione "morbida" all'euro e, di fronte al suo rifiuto, scelsero una manovra economica eroica. Forse fu una scelta giusta, ma non è detto: la questione è controversa. Ora il contesto complessivo è molto peggiore e occorrerebbe pensarci dieci volte prima di far scorrere lacrime e sangue, ridurre il paese allo stremo e trasformarlo in colonia, pur di agganciarsi a una locomotiva che oltretutto può andare a sbattere malamente.
Al riguardo fa riflettere un recente discorso di Monti in cui si diceva: «Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. 
I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.
È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata».
Si tratta di affermazioni sconcertanti, consone più che a un tecnico moderato, a un esponente delle tradizioni politiche che pongono gli obbiettivi storici "supremi" al disopra della volontà e delle esigenze dei cittadini. I "passi avanti" dell'Europa si misurano con la crescita del benessere, della qualità della convivenza civile, della cultura, dell'istruzione; non con la quantità di sovranità nazionale ceduta. Invece, qui si dice addirittura che le crisi sono benvenute e salutari perché costringono i cittadini sofferenti a rinunciare all'appartenenza nazionale pur di salvarsi. Questo è un tipico ragionamento da rivoluzionario che vede le crisi come tappe di una rivoluzione permanente in vista di un obbiettivo supremo, nella fattispecie il potere centrale europeo come necessità storica trascendente. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di un trotzkismo tecnocratico, di ammazzare il paese con cure da cavallo sull'altare dell'ideale della cessione della sovranità nazionale da realizzare anche a costo di fabbricarlo con le sofferenze della gente. È meglio non lasciarsi abbacinare dal mito del Reich europeo millenario e pensare alla via giusta per ridare al paese speranza, vitalità e fiducia nel futuro, perché solo così riprenderà a crescere. Questo richiederà soprattutto riforme, il che è compito esclusivo della politica. Se questa si rivelerà latitante o impotente sarà un dramma, ma l'eurocrazia come versione attuale dello stato etico, per favore no.
(Il Foglio, 29 novembre 2011)

42 COMMENTI:


Grazia Dei ha detto...
Caro Israel, come mai ancora nessun commento? Forse siamo troppo preoccupati e dunque quasi imbambolati o semplicemente menefraghisti e passivi? Quel che lei dice negli ultimi post e che si legge da più parti è sconcertante e forse addirittura allarmante. Stiamo ancora festeggiando con grande pompa e sfoggio di retorica il 150° dell'unificazione e, si badi, dell'indipendenza; l'attuale governo si è inventato il ministero per la coesione territoriale (l'hanno poi fatto?) e poi dobbiamo cedere quote di sovranità? E a chi, di grazia? E' vero, questo è un discorso da sovversivi e da fanatici. Io vorrei sinceramente veder sorgere un movimento politico nuovo entusiasta e onesto, che raccolga il consenso popolare su alcune riforme istituzionali non rinviabili e che promuova una raccolta di fondi, una specie di unatantum volontaria per riappropiarci del nostro futuro, senza introdurre nuove tasse. Non sono disposta a fare sacrifici che, introdotti mediante il cavallo di Troia della crisi, somigliano tanto ai piani del PD, ma sono disposta ad aiutare il mio Paese a riprendersi la sua dignità e autonomia. Monti vada pure a casa, magari a Bruxelles. Sono convinta che siamo in tanti a pensare queste cose, ma non stiamo facendo niente. Spero che non dobbiamo pentirci della nostra ignavia.
Giorgio Israel ha detto...
Lei ha ragione da vendere. Io faccio quel pochissimo che posso. Il Foglio sta conducendo quasi da solo una battaglia accanita. Sono straconvinto che la maggioranza degli italiani la pensi come noi, ma non c'è alcuna aggregazione politica che raccolga questi sentimenti. Del resto, avremmo forse avuto un governo del genere se non si fosse determinato un vuoto torricelliano della politica di queste dimensioni? Sono stato a Parigi a un convegno dove tutti, ma proprio tutti, anche gente di sinistra che si complimentava con l'Italia per essersi "liberata del clown", aggiungevano di essere esterrefatti, preoccupati, scandalizzati che fosse stato possibile un autentico colpo di stato, compiuto senza ricorso ai carri armati.
Luigi Sammartino ha detto...
Però l'Italia è un paese abituato a essere dominato. Lo fu prima dell'unità, lo fu dopo l'unità. E lo fu anche dopo la 2a guerra mondiale. I francesi che lei ha incontrato a Parigi invece sono giustamente sconcertati perché, secondo me, intravedono il segnale negativo anche per loro. Io però mi pongo una domanda: invece di imporre sacrifici in nome di un'unità europea che non c'è, non conviene anche alla Germania cominciare a svalutare? Le economie europee più deboli, come la italiana e la spagnola, hanno bisogno di una parziale svalutazione della moneta per stare in piedi, mentre la Germania aborre questo approccio per i ben noti motivi legati al periodo di Weimar. Solo che ora il debito europeo se lo vuole comprare la Cina, e io personalmente sono più preoccupato di questo, che di quello che dice Monti. A questo punto un euro troppo forte, quanto conviene alla Germania stessa? A tal proposito ques'articolo è molto illuminante: http://www.repubblica.it/economia/2010/10/03/news/la_sfida_delle_monete_tutti_contro_tutti_obama_vuole_svalutare_il_dollaro-7666004/ Cordialmente. Luigi Sammartino.
Nautilus ha detto...
Gent. Grazia Dei giacchè chiede commenti...ecco qua l'unico commento che mi pare adeguato: NESSUNO, qui e all'estero, sa che pesci pigliare per uscire da questo pasticcio. Lei e i cittadini "entusiasti e onesti" invece si? Le "riforme istituzionali non rinviabili" che lei auspica, sa di sicuro che risolverebbero l'attuale situazione? In questi giorni ho sentito economisti di vaglia (non generici cittadini per quanto entusiasti) proporre ricette non solo diverse ma addirittura antitetiche, a seconda delle rispettive scuole di pensiero o nazionalità. Ho sentito affermazioni convinte di come sia necessario il rigore e altre non meno convinte e dimostrabili su come il rigore ci ammazzerà. Ci si lamenta della perdita della nostra autonomia decisionale...e nessuno sa un cavolo di quali decisioni sarebbe giusto prendere perchè il paese non precipiti. Chi comanda adesso è la Germania e a buon diritto perchè son gli unici che a quanto pare possono salvare la baracca...se ne avessero voglia, il che proprio non è detto. Lei che confida tanto nella volontà popolare e non nei "burocrati" di Bruxelles, lo sa vero cosa pensa l'opinione pubblica tedesca di noi...(oltre che di spagnoli e greci): che tanto varrebbe buttarci a mare e salvarsi loro, visto che ne hanno i mezzi e han sudato per procurarseli, a differenza di noi che s'è fatto le cicale. I "burocrati di Bruxelles" e magari anche gli uomini di stato invece magari pensano che se vanno a picco l'Italia e la Spagna comincia un domino che travolgerà anche la Germania, ma sarà difficile convincerne l'elettorato tedesco, se non vuole saperne di conservare l'euro e sogna il ritorno al marco. In questo bailamme non conta chi prende le decisioni, se Berlusconi (ma di lui almeno già sappiamo che non ne era capace), Monti, il PD, se un governo eletto o uno d'emergenza come l'attuale, conta che siano quelle GIUSTE. Per ora alla maggioranza degli italiani Monti pare il più affidabile, ecco perchè è lì, non per complotti o altro. Ha qualche dubbio che i partiti lo sosterrebbero se non avesse dal 60 al 70 % del paese con lui mentre con loro no? Non è democrazia perchè non ci sono state elezioni? Son 17 anni che le elezioni si svolgono con un competitore che ha 6 TV e le sa usare benissimo, è da mo' (secondo me) che la democrazia qui è sospesa...
vanni ha detto...
Premesso che non sono d'accordo con i punti di vista di Nautilus 11/30/2011 10:19:00 PM, voglio dire qui soltanto che il consenso sondaggistico del 60-70% “del paese” per Monti, elevato a Uomo della Provvidenza, mi lascia freddino. Ma immaginando che ciò sia vero, vorrei buttarla un po' in polemica: non è che un Saccomanni o un Montezemolo o la gentilissima Anna Maria Tarantola (si pensi: la prima donna a Palazzo Chigi! e giù con inni ed incenso) o un Grilli piazzato una volta tanto in pole position, o magari un Massimo Egidi (ottimo tecnico, docente di “Economia dell'incertezza” !), avrebbe ottewnuto lo stesso consapevolissimo e ponderato consenso “del paese”? Di nomi se ne possono far tanti, ovviamente fra quelli ai quali non manchi la condizione necessaria (da ora in avanti sufficiente?) del beneplacito da parte dei giri giusti. In una situazione disperata ma non seria, si può stare leggeri ed è consentito abbandonarsi al paradossale e al bislacco, qui la situazione pare purtroppo seria, grave. Peraltro le idee bizzarre non si frenano sempre e mi chiedo: ci sarebbe stato comunque spontaneo vasto e meditato consenso perfino per un Van Rompuy, purché consegnato al Paese su un piatto d'argento, con i tamburi e le trombe di una propaganda in fragoroso dondolìo tra il precipizio di emergenze prepotenti e la sobrietà salvifica di loden e di camicie pulite? (già, questo a proposito di fuoco mediatico berlusconiano e di democrazia sospesa... ). Una bella acquisizione, magari a contratto, fatta da un valente Presidente (questa sì sarebbe una bella riforma risoluta), proprio come si fa nel calcio, quando si assume un nuovo allenatore per salvare la squadra dalla retrocessione. L'Europa che ci salva - siamo europei no? - Mourinho sulla panchina. E se proprio la Costituzione dovesse storcere il naso, si vedrà di rimediare conferendo la cittadinanza e magari un laticlavio. E intanto la magmatica e fangosa situazione politica si raffredda e decanta.
Giorgio Israel ha detto...
Che vi sia il 60-70% di consenso nel "paese" per Monti è poco credibile, a esser moderati. Vedremo poi quale sarà dopo lunedì, quando pioverà un diluvio di tasse. Si legge oggi che Passera ha proposto di pagare i debiti della PM nei confronti delle piccole e medie imprese (90 miliardi) in BTP... Bello stimolo alla crescita, non c'è che dire... E anche un modo elegante per porre le basi del pagamento dei TFR (liquidazioni) in BTP... Stiamo vendendo tutto alla Germania.
Myosotis ha detto...
In questi giorni penso spesso al Manzoni profetico e a uno dei suoi brani più poetici: "Addio, Monti...".
Nautilus ha detto...
Caro Vanni, e io invece guarda un po', sono abbastanza d'accordo su quel che scrivi. Ma chi è sto Monti in fin dei conti? E' giusto, lui o un altro fa lo stesso, poco fa si parlava addirittura di un "potestà straniero", per il PD ma perfino per il paese. Quindi Monti va altrettanto bene di chiunque, pronti a farlo "santo subito" se ci salva, ma se non ce la fa altrettanto pronti a mollarlo con vituperio. Che andasse chiamato (lui o chiunque altro) ci son pochi dubbi, la nave affonda e il precedente capitano era in coma) Alla fine è la medicina che conta e se è quella buona, non chi la propina. Quel che è certo è che i partiti non vogliono saperne di somministrarla e sperano che qualcun'altro lo faccia al posto loro, salvo poi in primavera sparargli a palle incatenate e ripresentarsi per salvarci dai protervi tecnici. Magari risuonerà pure l'antico grido:"Aridatece er puzzone!" Già oggi in casa di parenti di sinistra a sentir parlare di ritorno dell'ICI sulla prima casa Monti non era più popolare e non parliamo di toccare le pensioni, viva lo sciopero generale! Sentito Alfano dire che alla patrimoniale son contrari perchè è una tassa "odiosa", ma senti senti, invece quelle altre...quelle sul lavoro, quelle che affossano le imprese.. Insomma, il nostro debituccio lo devono pagare sempre tutti fuorchè noi. Meglio poi se ce lo pagano i tedeschi. Che infatti non aspettano altro.. Una mia amica è venuta a trovarmi tutta inciprignita:"Non mi sta bene che altri (gli stranieri) decidano per me!!" (L'avrà letto sui giornali..) "Ah sì? E dimmi un po', se ti metti in mano a un usuraio poi ti credi di esser libera di vivere e fare come ti pare?"
Gianfranco Massi ha detto...
Signori miei gentilissimi,sembra che nessuno di voi si sia accorto che Monti è il "premier del Presidente". Una novità assoluta in Italia, che verrà studiata e analizzata dai nostri più acuti costituzionalisti. Abbiamo finalmente un "governo del fare", e di sicuro sta già facendo tutto quello che da decenni veniva proclamato a parole. A me pare un miracolo che solo una situazione economica e finanziaria singolare poteva produrre. Che cosa significa "sospensione della politica"? Io direi che finalmente si sta facendo politica! Politica dura e vera, senza tabù sindacali e senza congiurette di palazzo. Il popolo, questo ente che da noi è più strillato che conosciuto, sta tacendo trattenendo il fiato, e spera che i politici di professione "imparino l'arte e la mettano da parte".
Giorgio Israel ha detto...
Esattamente, una cosa fuori dalla Costituzione che sarà pure da cambiare, ma finché c'è.... Un Presidente della repubblica che apre le consultazioni prima che il governo cada. Un presidente del consiglio non ancora incaricato che fa la stessa cosa. Insomma, un colpo di stato incruento, dopo quello già avvenuto in Grecia. Certo che si sta facendo politica. I colpi di stato sono politica dura e vera.... E non ci si illuda. All'estero la pensano tutti così, e guardano al caso italiano con grande preoccupazione, per non dir peggio.
Gianfranco Massi ha detto...
Gentile professore, l' incombente recessione non consente di agire conformemente ad una Carta che non prevede nemmeno l'ipotesi dell'aggressione incruenta ma inarrestabile che la Nazione sta subendo da "ignoti". Voglio precisare che ho stima del direttore del Foglio, ma in questa occasione non condivido la sua battaglia.
Giorgio Israel ha detto...
Eh, mi dispiace, ma non siamo d'accordo...
Giorgio Israel ha detto...
Vorrei aggiungere che abbiamo chiamato come medici gli amici di coloro che conducono quell'aggressione cruenta. Il che non toglie che questa situazione a dir poco anomala è responsabilità della politica che si è rivelata incapace e imbelle. La perdita di democrazia inizia sempre così.
Gianfranco Massi ha detto...
Non me la sento di suonare le campane a morte per la democrazia! E' una parola che cambia significato mentre la si pronuncia.
Luigi Sammartino ha detto...
Se proprio vogliamo parlare di democrazia, allora ascoltiamo la voce della gente: ci accorgeremo che l'euro non piace quasi a nessuno e che la povera gente da questa moneta ci ha preso solo mazzate. Una vera maledizione, e un'enorme truffa! Dopo il suo arrivo il tenore di vita di tutti i salariati si è abbassato notevolmente. E per far finta che tutto andava bene si è cambiato persino il metodo per il calcolo dell'inflazione, il cosiddetto paniere. E mentre i prezzi raddoppiavano, la televisione ci parlava di un'inflazione al 2%. Adesso si parla di IVA al 23%, di 43 anni di contributi per la pensione, di tasse pesantissime sulla casa (e si sa che il grosso delle entrate te le prendi dalle abitazioni modeste, non da quelle dei pochi ricchi). Addirittura si parla di innalzare l'IVA sui generi di prima necessità, come pane e pasta. Però non ho letto un solo articolo che parla di riduzione dei costi della macchina statale. In parlamento tutti hanno applaudito Monti quando si è insediato. Adesso sia il PD che il PDL stanno cominciando a fare dietro-front. E persino Confindustria e sindacati stanno protestando uniti.
vela ha detto...
Non sottovalutate la reazione del popolo.....la storia ci ha consegnato molti esempi. La politica è percepita con poca fiducia e molti non si perdono tanto in discorsi su perdita della democrazia o no......non sono intellettuali, al massimo leggono i titoli dei quotidiani. Ma sono la maggioranza. E non parlo dei sindacati e dei loro iscritti, ma della gente comune. Ho paura che lunedì avremo qualche assaggio dell'esasperazione circolante. Saluti
vanni ha detto...
Sì, forse questo riferirsi al “Signor” Monti, come fosse lui la pietra dello scandalo, è stato fuorviante. Sarà senz'altro una bravissima e volonterosa persona, alimentata da integerrimo spirito di servizio. Da parte mia le stesse cose avrei detto se il prescelto fosse stato il mio barbiere Claudio, anch'egli ottimo tecnico in tosature. Non è certamente questo il nòcciolo della questione, non è il “chi è” (peraltro non secondario pure questo, in generale e - guarda mo' ben - nello specifico: Monti, Passera & c. da dove vengono?). Il nòcciolo è la sospensione sostanziale di sovranità e di democrazia, la loro violazione sostanziale, con episodi e comportamenti di stupefacente grossolanità, anche qualora le norme costituzionali siano state grammaticamente verificate (del resto non è preoccupazione inconsueta che la nostra legislazione si presti a mille interpretazioni ed aattuazioni anche difformi). Non è la prima volta che si sviluppano in Italia crisi di governo di sfuggente opacità, quest'ultima la più clamorosa e preoccupante. Ed è preoccupante l'accettazione passiva (stavo per scrivere sottomissione, attesa della grazia salvifica) del cittadino, per ora certamente troppo diffusa per me, anche se non vedo il “consenso”, del 60-70% o meno. Spero comunque che l'esasperazione sotterranea paventata dall'egregio vela si palesi con maturità civile. Può non eser più di tanto sorprendente - almeno per un malpensante come me - l'adesione di una parte politica (per esempio Alberto Asor Rosa & c.), che rovescia ancora un rrisultato di ludi cartacei perdente. Si è costituito un ulteriore precedente, che questa parte politica mette di nuovo all'incasso, trovando conferma alla validità di una strategìa di dannazione del nemico, che le consente risultati che la democrazia vulgaris non le permette. Dice l'egregio Nautilus 12/01/2011 06:23:00 PM: “... è la medicina che conta e se è quella buona, non chi la propina”. Fino a ieri, con il puzzone minore in prima fila, ciò pareva non esser vero: c'era chi asseriva con autorità, pur senza autorevolezza, che non è tanto la ricetta che conta, ma è il cuoco; il problema era focalizzato e proclamato anzi come un problema di cuoco (mi resta il dubbio che perfino il cuoco e diversi aiutanti di cucina si siano fatti suggestionare). Ma questa è amara polemicuzza. Comunque, siano cuochi oppure siano propinatori di medicine o di purghe con olio di ricino, nei casi di mancanza, di default, la legittimazione e il viatico a procedere - chiunque sia, al di là delle simpatie di parte, colui che dovrà procedere - non può arrivare né da padri nobili, né da philosophes et savants, né da gnomi dovunque essi siano incistati, Zurigo o Bruxelles. Certi ruoli non sono per dipendenti con datori di lavoro diversi dall'elettore, e la gratifica di tempestive tutele e sinecure è una trista aggravante. C'è qualcosa di marcio in Danimarca. Ma anche in Italia.
Myosotis ha detto...
Se Le fosse sfuggito (può succedere) Le segnalo questa interessante intervista a Nigel Farage (nome inglese ma cognome francese), che dice esattamente ciò che penso: http://www.ilgiornale.it/esteri/eurodeputato_inglese_faragela_germania_vi_sta_distruggendo/02-12-2011/articolo-id%3D560146-page%3D0-comments%3D1 Il mio commento: Un deputato della "perfida Albione" che ancora una volta ci dà lezione di democrazia. Che Dio strabenedica gli Inglesi con le palle...
Nautilus ha detto...
Ma forse ci siamo già dimenticati di come è maturato il cosiddetto golpe Monti-Napolitano... Lo spread che aumentava di 50 punti ogni 24 ore, Tremonti che (a detta dei giornali) implorava il PdC di dimettersi il venerdì per non farsi cacciare dai mercati il lunedì, una pressochè certa vulgata che alla sostituzione del reprobo col virtuoso lo spread sarebbe calato di 100, financo 200 punti... Di tali cose doveva esser convinto perfino Berlusconi (come sospetta Vanni) vista la velocità con cui ha abbandonato il campo per non farsi travolgere dall'ira popolare qualora la sua ulteriore resistenza (peraltro anche inutile, con soli 308 fedeli) avesse provocato in pochi giorni disastri irreparabili. Una mia amica de sinistra si chiedeva:"Ma non lo manda via nessuno? Ma dove sono quei bravi generali o colonnelli d'una volta che in questi casi facevano un golpe e salvavano il paese?" Non ha fatto il nome di Pinochet ma quasi... Insomma una (giustificata) psicosi collettiva a cui ha certamente aderito quel 60-70% di cittadini di cui si parla, fra cui perfino degli impensabili fedelissimi del cav. Man mano che la situazione si stabilizza (al peggio) e il miracolo del Piave non si ripete mi pare ovvio che crescano i dubbi nella gente, non credo però, come dice Vela, che vertano sulle procedure più o meno costituzionali adottate, di quelle può discettare chi non rischia la pensione o peggio il posto di lavoro o il gruzzoletto in banca, gli altri (e mi ci metto anch'io) hanno ben altri problemi su cui meditare.
Giorgio Israel ha detto...
Ma non è affatto così. O abbiamo la memoria labile? Lo spread è andato alle stelle proprio durante i primi giorni di Monti, oltre 500. E la borsa di Milano ha perso il 10% in tre giorni, cosa che non era mai successa nel periodo precedente. Non toglie nulla alle colpe del governo Berlusconi, ma che Monti abbia sanato la situazione con la sua sola presenza è una balla colossale. Ora poi, che annuncia un diluvio di tasse e nessun provvedimento per la crescita... Al servizio di Frau Merkel, una cosa vergognosa. Vedremo lunedì, ma quel che si profila l'avrebbe potuto fare il più infimo governo democristiano o Amato quando saccheggiò i conti correnti di notte.
Myosotis ha detto...
Anche un bambino capisce che aumentare le imposte e favorire la crescita del PIL sono una patente contraddizione come il classico "la botte piena e la moglie ubriaca". Ma a chi si vuole darla ad intendere? Quando non c'era la palla al piede dell'euro e dell'UE, i governi ricorrevano all'inflazione per stimolare la crescita, ora hanno le mani legate. Per sovvertire le leggi della natura ci vuole solo un miracolo. E' per questo che Mario Monti viene presentato come l'Unto del Signore?
Lucio ha detto...
Ma c'era davvero un'alternativa? Francamente vedo solo tre soluzioni possibili: quella attuale, un ulteriore voto di fiducia del governo Berlusconi (che probabilmente gli sarebbe riuscito) o il ricorso al voto anticipato. La seconda e la terza soluzione avrebbero prolungato la paralisi del paese, per non dire che, in caso di elezioni anticipate, si sarebbe andati alle urne con QUESTA legge elettorale ed avremmo avuto di nuovo un parlamento in stallo, oltre ad un'altra probabile schiera di parlamentari di dubbia preparazione politica (per non dire peggio). Se qualcuno ha in mente altre soluzioni possibili, le dica, invece di limitarsi a "sparare sul pianista". Cordialmente, Lucio Demeio.
Giorgio Israel ha detto...
No, non c'era un'alternativa, nel momento in cui il governo Berlusconi era alla paralisi decisionale, e la sinistra manifestamente incapace di prendere in mano la situazione, essendo spaccata in tre pezzi (almeno) e capace soltanto di cercarsi un "Papa straniero". La politica si è suicidata e siamo stati commissariati. È una cosa drammatica. Sentite cosa dicono all'estero: tutti. Che quel che è accaduto da noi è inquietante al massimo grado. Detto questo, la questione non si pone nei termini di sparare o no al pianista. Siamo o no ancora un paese democratico? E se sì, come spero, dobbiamo fare il popolo bue e prenderci per buono sulla schiena qualsiasi cosa decida il preside, oppure conservare il diritto di dire la nostra? Non è sparare sul pianista dire che aumentare l'Irpef, rimettere l'Ici, fare una minipatrimoniale, fare un'altra bordata di tasse varie, tagliare la sanità e i trasporti locali, è una politica da imbecilli che porterà soltanto a una depressione micidiale e a un trasferimento di ricchezza verso la Germania (che di questo suicidio alla lunga morirà, perché senza esportare da noi non può vivere). E non ho parlato di pensioni perché togliere seccamente le pensioni di anzianità e aumentare l'età pensionabile era l'unica cosa seria da fare, che Berlusconi voleva fare tanti anni fa, che gli fu vietata e che questi non hanno il coraggio di fare. Dobbiamo metterci sdraiati come pecore di fronte a un governo di "tecnici" che scopre cose che qualsiasi ragioniere avrebbe potuto pensare (altro che preparazione politica, sono dilettanti allo sbaraglio) e che conduce il paese alla depressione totale? No di certo. Quanto alle soluzioni, c'è solo da chiedere con forza alla politica che ritrovi la via della ragione. L'ideale sarebbe una modifica concordata della legge elettorale e andare a elezioni in primavera lasciando che Merkozy si sbattano assieme a Lady Spread, che tanto Monti non domina neanche un po', come si è visto.
Lucio ha detto...
Ma la riforma della legge elettorale e' stata chiesta piu' volte dalla sinistra nel corso di questa legislatura, e Berlusconi (o chi per lui) non ne ha voluto sapere. Attenzione: Giorgio Napolitano e' una delle ultime cartucce che ci rimangono, anzi forse l'ultima. La generazione di politici venuti dopo e' impreparata, sia a destra che a sinistra. Si possono forse individuare validi ministri (Bersani, per esempio, secondo me e' stato un bravo ministro ma non ha la stoffa del leader - a destra personalita' valide ce ne stanno pure, Pisanu e Martino, per esempio, e pure Formigoni), ma una personalita' capace di mediare seriamente e di vedere lontano non c'e' proprio. Non solo, ma "abbiamo" riempito il parlamento di persone altrettanto impreparate per non dire peggio (e questo, lo riconoscera', piu' a destra che a sinistra, anche se Scilipoti viene da ...). Ci si doveva rivolgere ad un papa straniero, perche' uno in casa non c'e', e Monti era, o quantomeno sembrava, l'unica personalita' in grado di farlo. Poi, quel che riuscira' a fare, si sa, e' da vedere. Cordialmente, Lucio Demeio
Nautilus ha detto...
Caro prof. Israel, come sarebbe "non è affatto così"..e io che ho detto? Devo scrivere piuttosto confusamente se sia Vanni che lei mi equivocate...Berlusconi (del quale non mi interessa analizzare gli errori) se n'è andato perchè la sua posizione non era più sostenibile, l'attacco ai nostri bond è cominciato e si è aggravato con lui al timone, sfortunato! Ma l'arrivo di Monti finora non ha determinato l'inversione auspicata, anzi. Quanto al pericolo di politiche fiscali recessive ormai ce lo dicono cani e porci tutte le sere in TV...chi ci capisce è bravo. Un solo piccolo ma per me significativo esempio: da Santoro l'ex ministro Brunetta dopo aver fatto l'elogio dei "numeri" che non mentono ha detto che l'abolizione delle pensioni di anzianità (di cui lei parla) provocherebbe un risparmio di 5 miliardi annui. Alla fine della trasmissione Santoro ha esibito un foglio dell'INPS: il risparmio sarebbe di 250 milioni. Reazione di Brunetta:"Non è vero, non è vero!" Fine delle trasmissioni. Probabilmente eran vere entrambe le cifre, dipende dai riferimenti, ma ecco come siamo informati e di cosa discutiamo.
fabio ha detto...
x Sammartino Solo che ora il debito europeo se lo vuole comprare la Cina, e io personalmente sono più preoccupato di questo, che di quello che dice Monti. Sono decenni che i cinesi in tutta Europa comprano negozi, case e appartamenti (per non dire palazzi interi) pagando in cash ... e nessuno si fa mai domande. Non apertamente almeno. www.paologuzzanti.it/wp-content/uploads/2006/10/cina.doc Ho detto case? Appartamenti? Negozi? Sì, ma non solo ... http://www.laogai.it/?p=27092 http://www.loccidentale.it/autore/francesco+galietti/pericolo+cinese+per+gli+asset+europei.008229 Per non parlare del pellame "avvelenato" da più di un decennio (appositamente per noi mi viene da aggiungere, ma nessuno ha mai voluto farci caso sebbene la logica sottostante fosse la stessa delle mine antiuomo) http://www.studiomedicobottaro.com/2011/05/scarpe-di-pelle-made-in-china-provocano.html
Luigi Sammartino ha detto...
Professore, mi perdoni. Secondo lei un innalzamento a quota 100 dei criteri pensionistici è una cosa seria? Ma 43 anni di contributi, per chi lavora nel privato, è poco realistico. Le aziende private non vogliono vecchi nel proprio organico, specialmente quelle che lavorano nel settore ad alta tecnologia. Chiedere poi a un operaio di lavorare 43 in fabbrica è impossibile perché al di sopra delle capacità di resistenza del corpo umano. Persino per un insegnante è poco realistico. Certo se uno insegna matamatica o lettere, discipline che non si evolvono nel tempo, può andare bene. Ma Elettronica, Infomatica e Meccanica cambiano profondamente nel tempo. E io so di professori di ITIS che hanno lasciato perché non erano più in grado di adattarsi ai nuovi programmi didattici, maggiormente orientati alle nuove tecnologie. Certamente, io ho conosciuto gente si 65-70 anni in pensione che godeva di ottima salute ed era ancora performante. Ma si trattava di impiegati statali. Ma se lei incontra persone che hanno lavorato nel privato, si accorgerà che già a 50 sono in massima parte logorati. Io spero solo che, dopo tutti i contributi versati, l'INPS voglia almeno rimborsarmi i costi del funerale. Perché tanto, quando toccherà a me, cio vorranno almeno 70 anni di contributi....
Angus Walters ha detto...
Caro Professore, all'estero si dice (con ragione) che quando s'incontrano due Italiani a parlare di politica ne risultano spesso tre opinioni diverse. Da osservatore neutrale e disinteressato, a me sembra che le cose in Italia stiano proprio come le definiscono Nautilus a Massi. Anche in America la situazione è alquanto precaria. La salvezza dell'Italia, purtroppo è in mano ai Tedeschi, come quella americana è in mano ai Cinesi. Chi l'avrebbe mai detto!
Luigi Sammartino ha detto...
Gentile Fabio. La ringrazio per questi link. Anche se so sto per fare la solita figura del comunista (ma non sono un comunista), io penso che libero mercato e democrazia non sono compatibili. Non è necessario andare in Cina. Basta spostarsi nell'est dell'Europa. Per molti profili i salari sono più alti perché le aziende non pagano alcun fondo pensione per i lavoratori. Una nazione che concede diritti e tutele non è competitiva in un contesto di libero mercato. E anche se la Germania ci ha saputo fare perché ha sfruttato la sua superiorità tecnologica e industriale, la fase discendente sta arrivando anche per loro. Nessuno sa ad esempio che in Germania, se ti ricoverano in ospedale, devi comunque pagare 20 euro al giorno per la degenza. Insomma, hanno cominciato a tagliare lo stato sociale anche lì. L'unico modo per competere economicamente con una nazione di schiavi è che noi diventiamo schiavi allo stesso modo. E le nazioni che mantengono lo stato sociale alla lunga periranno. A meno che non scoppi una vera guerra tra le nazioni rivali... L'INPS ormai per me è solo un'altra imposta, più alta della stessa IRPEF oltretutto. Un'imposta sullo stato sociale che io pago per gli altri ma di cui io non godrò. Perché quando sarà il turno mio sarà diventata tutta un altra cosa. Una truffa, insomma. Cordialmente. Luigi Sammartino.
Giorgio Israel ha detto...
Bene, all'estero si dicono molte cose e molti osservatori considerano esterrefatti quel che è avvenuto in Italia. Basta leggere tanti giornali. E se la nostra salvezza fosse in mano alla Merkel, sarebbe come dire che siamo spacciati. Anche su questo basta leggersi quanto ha scritto Paul Krugman (tanto per dirne uno che di certo non è l'ultimo venuto).
Angus Walters ha detto...
Caro Professore, tengo a farLe notare che in un articolo apparso sul New York Times il 18 gennaio, 2008, Paul Krugman scriveva: "The next time a politician tries to scare you with the European bogeyman, bear this in mind: Europe’s economy is doing O.K.' Basterebbe questa frase a squalificare Krugman come esperto dell'economia europea.
Myosotis ha detto...
Credo che il numero degli economisti che in questi anni hanno detto cavolate tenda verso l'infinito.
vanni ha detto...
È fuori dal mondo pensare che in Italia il rispetto del responso dei ludi cartacei (non si pensi solo a certi passati referendum) sia un'opzione? È fuori dal mondo pensare che il sistema - una “cosa viva” fatta di interessi e relazioni e regole di scambio sedimentate e opache - non presenta tanto una inerzia al cambiamento (le riforme, di ogni tipo, a partire da quelle a una lùbrica Costituzione) quanto piuttosto una sclerosi e un rigetto di esso? È dunque fuori dal mondo pensare che il sistema, tanto responsabilmente premuroso per sé stesso così com'è, individua e combatte quanto gli è estraneo e non intende omologarsi? (una verità qualora detto da sinistra). Senza voler sposare quanto asserito dall'ottima giornalista Maria Giovanna Maglie, questa curiosa emergenza che in altalena emergeva e affondava (intransitivo)... e che ora affonda (transitivo), suggerisce qualche malizioso pensiero obliquo. Panta rei: ora c'è una nuova realtà dei fatti - nata con l'assistenza e il conforto persistente (mah....) di responsabili e amorose levatrici - con la quale misurarsi. Non più recriminazioni, ma esame e stima dei presupposti per le prossime azioni. Una persona intelligente - con sintesi che invidio e condivido - ha scritto: “... la grande distorsione della politica italiana, è che in questo paese si scontrano due fazioni: una, il centrodestra, è davvero e solo una fazione politica, e quando perde la maggioranza perde anche il potere; l'altra, il centrosinistra, è "il sistema", e anche quando è minoranza conserva un rapporto privilegiato con centri di potere quali il Quirinale, la corte costituzionale, il CSM, la confindustria, le istituzioni europee etc. Il professor Monti non è che un autorevole rappresentante di questo "sistema", cui vanno evidentemente (e non da oggi) i favori anche del grande capitale italiano e straniero”. E questa fazione - lo aggiungo io, qui per l'ennesima volta - non accetta della democrazia quanto meno risultati e tempi. Trascinato dalla faziosità io in primis, non voglio dilungarmi oltre con comizi sui metodi che questa altra gramsciana fazione usa massicciamente e proficuamente nell'agone politico, sui tecnici e le loro virtù, sulle molteplici consorterie parassitarie pubbliche o comunque private, sulla politica come potere, senserìa e incapacità di visione al futuro. L'Italia è una preda? Gli Italiani si stanno sorbendo tutto? Tutti vedono e vedranno, in Europa (dove forse c'è pure poco) e altrove.
Nautilus ha detto...
Sull’anomalia costituita dalla nascita del governo Monti mi sovviene un riferimento letterario da “Giacchetta bianca” di Melville, romanzo autobiografico di mare nel quale in una scena drammatica la fregata su cui l’autore è imbarcato incappa in una violenta tempesta. Il pericolo si fa grave, l’equipaggio al completo viene chiamato a salvare la nave, il comandante sbuca fuori dalla sua cabina e lancia un ordine perentorio. Fatto incredibile, il suo secondo lo contraddice e dà un ordine non solo diverso ma addirittura opposto. L’equipaggio esita, la nave incalzata da enormi ondate sembra sul punto di capovolgersi, gli uomini spaventati però eseguono l’ordine del secondo ufficiale e la nave si salva. Il fatto è che il comandante, severo e ligio al dovere, proviene dall’accademia, ma il secondo ha fatto la gavetta ed è uno sperimentato marinaio, in cuor suo ogni uomo nel pericolo estremo si fida più di lui e capisce che il comandante sbaglia: obbedendo a lui la nave è condannata. Tecnicamente è ammutinamento, reato gravissimo, ma finita l’emergenza tutti fanno come se niente fosse successo.
Giorgio Israel ha detto...
Sperimentato marinaio? Bah... Una manovra che avrebbe potuto imbastire qualsiasi Cirino Pomicino e qualsiasi Amato che porta un sacco di soldi alle banche e alla Germania. Una cosa davvero geniale... Tra l'altro ora si scopre che, molto più astutamente di Amato, ovvero col trucco dell'imposta di bollo, subiremo un prelevamento di quattrini dal conto corrente del tutto analogo.
Nautilus ha detto...
Verissimo professore, ma l'analogia che intendevo proporre non era ufficiale in seconda=Monti (magari fosse!) ma ammutinamento=cambio in corsa di governo...nel bel mezzo di un evento traumatico.
Myosotis ha detto...
Purtroppo per il sig. Nautilus, Mario Monti proviene dall'Accademia (Bocconi), mentre non abbiamo, ahinoi, un ufficiale in seconda che salvi la nave. Che ovviamente, ahinoi, farà naufragio.
Myosotis ha detto...
"Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L'abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all'importo delle tasse". Lo diceva nel 1919 il ministro delle finanze di allora, Maffeo Pantaleoni.
Myosotis ha detto...
Mi sembra, Professore, che questo argomento sia stato ormai messo da parte; ma io ritengo che stiamo attraversando un momento cruciale, e apparentemente (nel senso di apparently) disgraziato della nostra storia. Vorrei ravvivare la discussione con questo breve intervento, puntuale e condivisibile, dell'eurodeputato Mario Mauro, più "moderato" dell'inglese Farage, ma non meno efficace secondo me. Grazie. http://www.youtube.com/watch?v=ku3qmAZ6kWc&feature=youtu.be
Giorgio Israel ha detto...
La verità, che molti dicono sottovoce, è che questo momento è drammatico perché sta finendo l'euro, e non si vede come questo esito possa essere evitato.
Myosotis ha detto...
Temo che tra non molto questo intervento dell'eurodeputato Nigel Farage sarà considerato profetico: http://www.youtube.com/watch?v=BRx-CBlEIcA&feature=colike
Luigi Sammartino ha detto...
Nel video precedente tutti i parlamentari ridacchiavano e mostravano sarcasmo. Ora in questo nuovo video le espressioni del viso non soltanto sono molto tese e contrite, ma le percepisco addirittura minacciose. E questo mi preoccupa molto.

GIORGIO ISRAEL ON "The God Illusion" BY RICHARD DAWKINS

RICHARD DAWKINS ALLO SBARAGLIO

In un pepato articolo del Prof. Giorgio Israel, apparso nel suo blog il 13 Agosto, 2011, sotto il titolo Pangloss Reloaded, Richard Dawkins fa, come merita, una magra figura.  Il rinomato professore prende di mira l'ultima opera dell'illustre biologo britannico, The God Illusion, tradotto in italiano alla lettera (L'illusione di Dio.)   Eccone un breve sunto:

"Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale un marziano cretino atterra negli Stati Uniti e penetra nottetempo, quando non c’è nessuno, in un laboratorio dove si trova uno dei primi grandi calcolatori digitali. «Che macchina primitiva!», esclama tra sé e sé il marziano cretino. «Cosa mai potrà fare?», si chiede. Una trentina di anni dopo atterra di nuovo per curiosare e scopre che ora sono spuntati dei calcolatori molto più veloci e meno ingombranti. «Un’evoluzione interessante», commenta prendendo appunti su un avanzatissimo taccuino elettronico e riparte sul suo disco volante. Torna dopo un altro trentennio e scopre che ora macchine piccolissime, poco più grandi di un libro, fanno in pochi secondi milioni di operazioni ciascuna delle quali richiedeva giorni di lavoro ai vecchi calcolatori. «Ma queste sono macchine di grande intelligenza!» - esclama - «persino capaci di operazioni autonome e quindi di creare qualcosa… Magari di creare le prime macchine di sessant’anni fa… Ma io ho visto come sono spuntate fuori: attraverso un processo di evoluzione. Ne deduco quindi la seguente legge: “Qualsiasi intelligenza creativa abbastanza complessa da progettare qualcosa è solo il prodotto finale di un lungo processo di evoluzione graduale”».
Bene, in realtà la legge non l’ha enunciata il marziano cretino bensì il noto biologo Richard Dawkins nel suo libro “L’illusione di Dio”. Solo che mentre il povero marziano cretino aveva dedotto la legge basandosi pur sempre su osservazioni di fatti reali, Dawkins procede in altro modo. Prima enuncia la legge e poi la “dimostra” così: «Siccome si sono evolute, le intelligenze creative arrivano giocoforza tardi nell’universo e non possono quindi averlo progettato». Insomma, prima egli dà per scontato che le intelligenze si sono evolute (“siccome”), e quindi ne deduce che si sono evolute… «Forse tu non pensavi ch’ïo loico fossi!», ci par di sentire esclamare Dawkins alla maniera del diavolo di Dante, magari accompagnando la frase con qualche suono osceno, perché, come vedremo, il nostro loico scienziato ha una certa tendenza coprofila. Il diavolo Dawkins ghigna, perché con la sua legge ritiene di aver dimostrato che Dio non esiste. Difatti, Dio, in quanto intelligenza creativa complessa non può che essere il risultato di un processo di evoluzione, e quindi non può essere all’origine di alcunché, non può aver creato un fico secco. «Tu non pensavi ch’ïo loico fossi».
Forse basterebbe questo per spiegare perché un personaggio come Richard Dawkins è il mio nemico per eccellenza. Non tanto perché è ateo – legittimi fatti suoi – ma per la suprema insipienza con cui propaganda le sue tesi e per l’arroganza con cui pretende che chi non condivide i suoi “ragionamenti” (con rispetto parlando per i ragionamenti, s’intende) sia un perfetto imbecille. E soprattutto perché facendo la sua campagna in nome della razionalità scientifica  fa fare alla scienza una figura barbina.
Ma no, non basta, c’è molto altro e se qualcosa risparmieremo al nostro “nemico” è soltanto per colpa dello spazio. Intanto, presentiamo un’altra sua mirabile affermazione: «Non si può tecnicamente [sic] dimostrare che Dio non esiste, ma Dio è molto ma molto improbabile». Bella forza! Che Dio, l’Ente supremo, il Creatore di tutto, l’Unico assoluto sia un evento molto ma molto improbabile è un’affermazione degna di un incrocio tra M. de La Palice e Pangloss. Il credente non può che essere d’accordo con Dawkins: Dio è l’evento improbabile per eccellenza. Ci mancherebbe soltanto che la sua probabilità fosse piccola ma apprezzabile: rischieremmo di trovarci in pieno politeismo… Ci si chiederà perché diamine Dawkins si sia dato una simile zappa sui piedi invece di dire tout court che Dio non esiste. Ebbene, il fatto è che lui ha ripercorso la solita via crucis dell’ateo ignorante: dimostrare, una ad una, che tutte le dimostrazioni dell’esistenza di Dio hanno un baco (non sapendo che a questo aveva già provveduto Kant) per poi ammettere che non è possibile dimostrare neppure il contrario (anche a questo aveva provveduto Kant). Per cui, non riuscendo a risolvere la cosa per via “tecnica” (che è il modo con cui lui dice “metafisica”), cerca la dimostrazione per via “scientifica”, con il calcolo delle probabilità. Ma attenti, perché Dawkins è un gran furbo e prova a parare il colpo del credente, e cioè l’argomento secondo cui il sorgere della vita è un evento talmente improbabile che può essere spiegato soltanto come effetto dell’atto creativo divino. Niente affatto, osserva il nostro furbacchione: anche ammettendo che il sorgere della vita abbia la probabilità di formarsi soltanto in un pianeta su un miliardo, siccome i probabili pianeti dell’universo sono un miliardo di miliardi, «la vita sarebbe sorta su un miliardo di pianeti»… Vi stupite? – proclama Dawkins – e allora ribadisco: «se le probabilità che la vita si originasse spontaneamente su un pianeta fossero una su un miliardo, questo evento molto, molto improbabile si verificherebbe in ogni caso su un miliardo di pianeti». Avete letto bene: “in ogni caso”… L’illustre scienziato ricava da una probabilità una certezza: un miliardo di pianeti con la vita. Tanto per capirsi, lui è uno di quelli che crede che giocando al lotto lo stesso numero novanta volte, uscirà certamente. E, come non bastasse, si assesta un altro micidiale colpo di zappa sui piedi: «Dio è molto improbabile nello stesso senso statistico in cui sono improbabili le entità che egli dovrebbe in teoria spiegare». E quindi Dio esiste certamente… magari un miliardo di volte…"

L'articolo fu ricettore di ben 101 contributi in forma di commenti ben appropriati, tra cui i seguenti:

Francesco Giuseppe Pianori:

"Non ragioniam di lor, ma guarda e passa" è il verso esatto di Dante nell'Inferno. Povero Dawkins! Quando si pretende di saper tutto si finisce per non saper nulla. "Quos vult perdere Deus dementat". Vale la pena pregare per lui e per Odifreddi: in fondo anche loro sono stati fatti per conoscere (in senso biblico) il vero, cioé Lui."

Gianfranco Massi:
"Certo che è necessario contrastare gli accademici propagandisti di ideologie scientifiche indimostrate! Il filosofo Pascal – nel ‘600 gli scienziati erano ancora filosofi − diceva di loro:”Plaindre les athées qui cherchent, car ne sont–ils pas assez malheureux? Invectiver contre ceux qui en font vanité.”

Angus Walters:
"Un'osservazione: "Se Dio non esiste, tutto è permesso" (Dostoevsky).

Un'altra osservazione: Non esiste società vivente senza una religione, perché quelle senza alcuna religione sono scomparse dalla faccia della terra.

Una domanda: Come mai, in tutta questa diatriba, nessuno ha menzionato il famoso teorema d'incompletezza di Gödel?"

Nautilus:
@Luigi Sammartino
"
Lei scrive
"Dare del cretino a chi è religioso o affermare che il pensiero religioso è roba da stupidi commette una violenza e un atto di prevaricazione."

Naturalmente ha ragione, però questa frase mi rammenta una obiezione (se non sbaglio di Vanni o Attento): e se uno non dà esplicitamente del "cretino"...ma lo pensa? Voglio dire: magari chi è rispettoso delle persone sarà corretto e non manifesterà il suo sotto-pensiero, ma non potrà cancellarlo, non potrà cancellare il senso di derisione e superiorità che spesso per non dire sempre nasce di fronte a chi (a torto o a ragione)viene ritenuto vittima di una superstizione.
Diceva Vanni (o Attento):"io me ne frego del formale rispetto, se non è autentico"
Per me aveva qualche ragione.
E purtroppo non c'è modo di saperlo...il credente dovrà accontentarsi della protesta formale di rispetto, magari sospettando che l'interlocutore se la rida sotto i baffi.

@ Angus Walters

"Sono un appassionato lettore di Dostoevskij, ritengo "L'idiota" uno dei romanzi più belli e importanti mai scritti...pure ho la (personalissima) sensazione che quel particolare pensiero sia una sciocchezza. Anche i geni in materia di religione possono sbagliare, forse.

Lei è a conoscenza di società senza alcuna religione? Io no, forse perchè sono sparite. Mi piacerebbe però sapere quali erano.
A meno che lei non si riferisca ai tentativi di sradicare la religione dal cuore degli uomini e magari sostituirla con altre fedi, che effettivamente sono falliti ovunque.
Il che conferma però solo una cosa: l'uomo ha bisogno di Dio, ne ha talmente bisogno che se non ci fosse se lo dovrebbe inventare.'

Angus Walters:
@Nautilus:

"La famosa quotazione, usualmente attribuita a Dostoevsky, viene espressa ne I fratelli Karamazov. Io credo, però, che Dostoevsky la pensasse proprio cosí.

Per le società senza religione, basta pensare al comunismo o al nazismo. Quelle del passato non possiamo conoscerle, perché, non avendo una cultura, non hanno lasciato alcuna traccia della loro esistenza (René Girard).

Per il resto, sono fondamentalmente d'accordo con lei, Nautilus. E comprendo bene perché lei non ha risposto alla mia domanda: perché chi, come lei, conosce bene il teorema di Gödel dà per scontato che ogni conversazione, anche nei riguardi della scienza, dovrebbe iniziare con l'asserzione o premessa "credo". Per il riferimento a Dio da doversi inventare se non esistesse, lei, ovviamente, ha voluto riferirsi a Voltaire.

Per quanto riguarda la diatriba sul pensiero (?) di Dawkins, sono d'accordo con quelli che lo giudicano un ciarlatano, indegno dell'appellativo "scienziato".'


Unknown:

"Prof. Israel, solamente due cose:

1) in risposta ad alcuni confusi commenti riportati sopra, mi permette di dire che sono uno Scienziato-Credente? Chiunque abbia il nerbo di definirmi meno-scienziato perche' credente si faccia pure avanti!

2) mi sono goduto il suo saggio sulla natura degli oggetti matematici che mi ha costretto a prendere in mano la Krisis di Husserl; entrambi un invito ad una riflessione seria, profonda, altro che gli sproloqui di Dawkins.

Cordialmente

Andrea Cortis"


Angus Walters:
"Esimio Professore,

Mi permetta di chiudere questa diatriba con una poesia di Pietro Trapassi, detto Metastasio:


Ovunque il guardo io giro
eterno Dio, ti vedo,
nell’opre Tue T'ammiro,
Ti riconosco in me.

La terra, il mar, le sfere
parlan del Tuo potere:
Tu sei per tutto, e noi
tutti viviamo in Te.

Grazie.

Giorgio Della Rocca:

"enso che, dopo “L'illusione di Dio - Le ragioni per non credere” dello zoologo e biologo dell'evoluzione Richard Dawkins, sarebbe opportuno leggere (se ancora non lo si fosse fatto) “L'illusione dell'ateismo - Perché la scienza non nega Dio” del filosofo della scienza (con interessi teologici) Roberto Giovanni Timossi [Ed. San Paolo 2009; Presentazione del card. Angelo Bagnasco]. Il titolo di questo libro ne rispecchia adeguatamente il contenuto (il che, a mio avviso, non accade sempre…); fra i tanti passi del libro che mi piacerebbe citare ne scelgo uno: «Non stupisce, invece, che Dawkins si ricolleghi a Daniel C. Dennett, l'altro campione dell'ateismo scientista, e che quest'ultimo a sua volta si richiami alle posizioni del primo dando vita a una sorta di circolo autoreferenziale: ormai sembrano, infatti, entrambi bisognosi di puntellarsi reciprocamente per sorreggere l'ingombrante tesi secondo cui la scienza avrebbe negato l'esistenza di Dio e reso superflua qualsiasi fede religiosa. [...] Gli argomenti che utilizzano, però, sono spesso tutt'altro che scientifici, come quando estendono il fanatismo di chi vuole le "guerre sante" a tutti i seguaci di una qualsiasi religione» (ivi, pp. 446-447).

Saluti,"

Ancora Giorgio Della Rocca:
"«Molti uomini, anche fra i più "grandi", hanno una notevole volontà di credere nelle cose più svariate, ma soprattutto, come risulta almeno nella nostra cultura da circa venti secoli, nell'esistenza di un (e in genere di un solo) ente "supremo" compiutamente dotato di certe proprietà dette "positive".
Questi, diciamo, teofili hanno spesso fornito ingegnosi argomenti a sostegno delle loro credenze o di quelle che desideravano si confermassero come loro credenze. Preso uno qualunque di questi argomenti, la probabilità che esso sia corretto o che comunque sia in grado di aumentare sensibilmente la probabilità da attribuirsi alle credenze dette è, penso, notevolmente abbassata dal desiderio di credere.
Esistono, naturalmente, anche teofobi (io lo sono di tutto cuore) e anche nel loro caso è opportuna una certa vigilanza su quanto costruiscono o asseriscono».

Il brano riportato è tratto dalla Premessa dello scritto: “Logica e teofilia. Osservazioni su una dimostrazione attribuita a Kurt Gödel”, del matematico e logico matematico Roberto Magari (1934-1994) [“Notizie di Logica”, vol. 7, n. 4, pp. 11-20 (1988)]. «Lo scritto fu concepito come un commento a un lavoro di Jordan Howard Sobel del 1987 basato a sua volta su una esposizione di Dana Scott al quale Gödel aveva fatto vedere la sua prova [ontologica dell'esistenza (e unicità) di Dio]» [dalla presentazione di Gabriele Lolli dello scritto suddetto, il tutto incluso come seconda Appendice nel libro: “Kurt Gödel. La prova matematica dell'esistenza di Dio”, a cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi, Ed. Bollati Boringhieri 2006 (Ristampa ottobre 2010)]. È da tenere presente che lo stesso Gödel dichiarò che nutriva interesse per questa prova solo per motivi strettamente logici.

In questo blog, ho già avuto modo di parlare (criticamente) della cosiddetta "prova ontologica" dell'esistenza (e unicità) di Dio elaborata da Kurt Gödel.
A maggior ragione, la presenza di Dio - mi riferisco al Dio del Cristianesimo - non può ridursi a una questione di pura logica (naturale o matematica); per realizzarsi, essa necessita di un contributo attivo e positivo da parte degli uomini.

Saluti rinnovati,
Giorgio Della Rocca
{Ho giocato una partita a scacchi contro Roberto Magari nel corso del 5° Torneo Internazionale di Bagni di Lucca (1982).}

F I N I S




"




Sunday, July 24, 2011

La futilità dell'h-index svelata dal Prof. Giorgio Israel nel suo blog del 20 luglio.

"Misurare la qualità", come si vorrebbe fare con l'h-index, è una contraddizione di termini, e quindi un tipico esempio di pseudo-scienza. Per misurare abbisognano dati "discreti", il che non è possibile fare qualitativamente. Anche qui sono in pieno accordo con il professore.

Checché se ne dica, gli scienziati avranno sempre bisogno dei filosofi.
Ecco il professore:

MERCOLEDÌ 20 LUGLIO 2011

Ancora sul demenziale h-index


L’h-index è un parametro ideato nel 2005 da J. Hirsch della California University per misurare la qualità di un ricercatore scientifico. Esso è definito come il più grande n per cui il ricercatore ha pubblicato lavori ognuno dei quali ha ottenuto citazioni. Se ne parla molto in questi giorni in Italia perché la nuova Agenzia per la valutazione dell’università e della ricerca (Anvur) l’ha proposto come un criterio base per i settori “scientifici” concedendo a quelli “umanistici” metri di valutazione differenziati che stanno suscitando discussioni roventi. L’h-index ha sollevato molte critiche perché va incontro a paradossi ridicoli. Ad esempio, un ricercatore con 10 pubblicazioni e 10 citazioni ciascuna ha lo stesso h-index di uno che oltre a queste ne ha altre 90 con 9 citazioni ciascuna, oppure ne ha 10 con 100 citazioni…Ci si è allora sbizzarriti a correggerlo con il g-index (il più grande n per cui le pubblicazioni più citate hanno un totale di almeno n citazioni al quadrato) e altri indici ancor più sofisticati. Tutti hanno controindicazioni e, in fin dei conti, l’h-indice continua ad essere il più gettonato, tanto che confrontare gli h-indici è diventato quasi un gioco di società.
Giocando con uno dei programmi di calcolo dell’h-index si possono ottenere risultati talora esilaranti, buoni per dimenticare la calura delle serata estive. I dati possono variare secondo alcune specificazioni ma di solito di pochi punti in più o in meno, in modo omogeneo. Così si può trovare in vetta il neuro scienziato Jean-Pierre Changeux con un prestigioso 97 che umilia il 78 di Einstein e il 63 di von Neumann. Certo Changeux è uno scienziato di fama, ma insomma… Ma la sorpresa si fa grande constatando che lo scopritore dei neuroni a specchio Giacomo Rizzolatti calpesta con un vigoroso 73 il matematico Andrew Wiles, che ha risolto uno dei problemi matematici più difficili di tutti i tempi, la dimostrazione del teorema di Fermat, e che è inchiodato a un 32, per condivide con un’altra celebrità matematica come Enrico Bombieri. Entrambi sfigurano di fronte a… Alberto Alesina (92) e Francesco Giavazzi (43), per non dire di Umberto Veronesi (60). Un velo pietoso va steso sugli “umanisti”: persino un decano del settore come Tullio Gregory non riesce ad andare oltre 20 e il povero Emanuele Severino arranca con 14. Quanto ai commissari Anvur, il presidente Fantoni, in quanto fisico sfigura con un 23 davanti ai suoi colleghi medici o ingegneri (tutti sopra i 30) mentre altri commissari (Kostoris, Ribolzi) non raggiungono il 10.
Cosa concluderne? Che si tratta di un’emerita buffonata? Si e no. Certamente sì, nel merito. Purtroppo no, per la logica che è sottesa e che ridisegna una gerarchia della scienza che ne stravolge l’immagine consolidata, pensandola come una piramide al vertice della quale sono economisti, medici, genetisti e tecnologi, al disotto gli scienziati “di base”, ruderi del passato, e poi il proletariato umanista da chiudere in riserva indiana.
Al solito si dirà che attaccare la bibliometria è non volere la valutazione. Sciocchezze. Personalità al vertice della ricerca hanno mostrato che la bibliometria corrompe l’etica scientifica. Per dirla con la “legge di Campbell”: «più un indicatore quantitativo sociale è usato per prendere decisioni sociali vincolanti, più è soggetto alle pressioni di corruzione da parte degli agenti coinvolti, per cui l’indicatore corromperà il fenomeno che intendeva monitorare». Come ha bene chiarito un documento del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) occorre fissare una soglia minima (numero di lavori in un dato periodo) e poi il giudizio deve essere di merito: «in ogni caso nessun parametro quantitativo può impedire un positivo giudizio di merito a fronte di risultati di assoluto valore la cui peculiarità può essere positivamente attestata». Altrimenti finiremo col prendere sul serio che Alesina sia tre volte superiore a Wiles, al che non crede neppure l’interessato.
(Il Foglio, 19 luglio 2011)




Sunday, April 3, 2011

NOTA A "INTERVENTI"

I commenti sono in riferimento al post del Professor  Giorgio Israel: "La banalita' del libro".

INTERVENTI

GIOVEDÌ 24 MARZO 2011


La banalità del libro


Ho sempre condiviso le critiche alla teoria del “banalità del male” di Hannah Arendt. Nella sua corrispondenza con Gershom Scholem, ho sempre trovato più convincente la posizione di quest’ultimo. Aggiungerei che la tesi della “banalità del male” potrebbe essere rovesciata. Uno dei più grandi enigmi del mondo è l’esistenza del male, ed è, casomai, il bene a essere ovvio e naturale, mentre il male è un’aberrazione inspiegabile. Non a caso, la teologia ebraica, in particolare quella kabbalistica, ha esplorato con la massima intensità il tema dell’esistenza del male ponendosi di fronte, con audacia estrema, alla domanda se l’origine del male non vada cercata entro lo stesso atto creativo del mondo da parte di Dio, e quindi Egli stesso non ne sia la causa. Anche per l’incomprensione di questa problematica da parte di Arendt, aveva ragione Scholem a definire la tesi della “banalità del male” come uno “slogan”, frutto di un’analisi poco profonda e persino – aggiungeva – contraddittoria con quella centrale del celebre libro di Arendt sulle origini del totalitarismo.
Ciò detto, non trovo nulla nella critica di Scholem a Arendt che assomigli neppure lontanamente alle dure accuse mosse da Deborah Lipstadt nel suo libro “The Eichmann Trial” (di cui ha parlato Il Foglio), fino al punto di imputarle di aver assolto la cultura europea della colpa di antisemitismo. Il rimprovero di Scholem a Arendt di mancare dell’Ahavat Israel, dell’amore per il popolo ebraico, non ha niente a che fare con l’accusa della Lipstadt secondo cui la Arendt considerava i sionisti colpevoli di parlare lo stesso linguaggio di Eichmann. Non soltanto Arendt si difende esplicitamente da questa accusa in una risposta a Scholem (24 luglio 1963), ma spiega il senso della sua critica a un certo sionismo, la quale ha un fondamento tutt’altro che inconsistente. Arendt riferisce di un suo dialogo con un alto esponente israeliano cui esprimeva la sua preoccupazione per l’assenza di separazione tra stato e religione in Israele. Questi rispose: «In quanto socialista evidentemente non credo in Dio, credo nel popolo ebraico». «Trovai questa dichiarazione scandalosa», osservò Arendt, aggiungendo: «Avrei potuto rispondere: la grandezza di questo popolo è venuta un giorno dal fatto che ha creduto in Dio e ha creduto in Lui in tal modo che la sua fiducia e il suo amore per Lui erano più grandi della sua paura. Ed ecco che ora questo popolo non crede altro che in sé stesso! Cosa di buono può venire da questo?».
Queste non sono accenti di un’antisemita, bensì di un’ebrea che pone un problema perfettamente sensato, anche se accanto a una tesi poco convincente, forse dannosa, ma legittima. Lo scambio, pur duro, tra Arendt e Scholem, è un confronto intellettuale ad alto livello tra due grandi intellettuali mitteleuropei e non un processo da rotocalco.
Di recente, per aver paragonato gli orrori del Gulag comunista a quelli del Lager nazista, alcuni primi della classe del filosemitismo mi hanno accusato di essere un “traditore del mio popolo”, adducendo come colpa anche il mio interesse per Husserl, che si sarebbe macchiato della colpa di aver avuto come allievo Heidegger. Le tesi della Lipstadt e l’imputazione alla Arendt di aver commerciato con Heidegger, rievocano queste strida da tricoteuses giacobine.
Nella citata lettera Arendt lamentava che la sua tesi fosse stata demolita prima ancora di leggerla dalla campagna promossa da un certo establishment ebraico israeliano e statunitense. È da augurarsi che, dopo mezzo secolo, non si ripeta lo scenario, con un certo ebraismo liberal newyorkese pronto a gettare con l’acqua sporca delle colpe europee una grande ricchezza culturale per lasciarci in mano solo la parodia puritana della ghigliottina di Robespierre.

ANGUS WALTER HA DETTO:


Caro Professore, Il concetto del male fu esplorato, in modo esauriente e definitivo, dall'ultimo filosofo dell'era classica, Boezio, nel suo famoso trattato De consolatione philosophiae, molto ben noto a Dante ed a qualsiasi medievalista. Invito Lei ed i Suoi lettori ad esaminarlo. Direi "ri-esaminarlo", se non fossi certo che oggigiorno Boezio non si legge piu`.
Angus Walters
alfio ha detto...
Con tutto il rispetto per Severino Boezio, se qualcuno avesse detto qualcosa di "definitivo" sul problema del male, forse il mondo andrebbe meglio (o peggio, chissà).
Angus Walters ha detto...
una domanda ad Alfio: Ha mai letto il De consolatione? Se la riposta e` "no", no further comment! Se "si`", quando, dove, ed in quali circostanze? Angus Walters
alfio ha detto...
Le do atto che di tutti i possibili fanatismi quello per Boezio è tra i meno pericolosi. Devo comunque ribadire che nessuno nella storia dell'universo ha mai detto alcunché di definitivo; chi ha creduto di farlo ha combinato più guai che altro. Quanto alle sue domande: università di **** a.a. 82-83 (credo) corso di storia della filosofia medievale. Ammetto di aver prevalentemente dormito. Più interessante il corso su Boezio nella cultura ebraica (chi ne ha scritto? Senza googlare, ché sarebbe unfair, come dite voi milanesi).
Angus Walters ha detto...
Alfio, allora la risposta e` "no". Angus Walters
alfio ha detto...
E, mi par di capire, la sua risposta su Boezio nella tradizione ebraica è "non lo so". Lo so, prof., sembriamo due bambini delle elementari, ma tant'è...
Nautilus ha detto...
Se qualcuno ha voglia di guardare bene in faccia il male, oggi c'è un filmato sul Corriere (il link non lo metto perchè mi fa ribrezzo) in cui un presunto talebano viene prima a lungo inseguito poi disintegrato da raffiche di mitragliatrice. Vabbè, à la guerre comme à la guerre...solo che il sgt. Schweitzer (che ironìa eh?) ha pensato bene di sonorizzare l'evento con una colonna rock. A mio avviso una cosetta ripugnante. Ma il sgt. Schweitzer e il gruppo di commilitoni che han collaborato alla regìa son dei mostri? Magari han solo uno stato d'animo vendicativo, spaventato o semplicemente stufo e annoiato di quella guerra, e passano il tempo in qualche modo. Come quelli di Abu Ghraib, aguzzini normalissimi. Vasco Rossi (se possiamo nominarlo dopo Boezio) dice:"Non ti fidare mai/non sono gli uomini a tradire ma i loro guai/i loro guai..." E Cèline "E' tutta colpa della nostra natura infernale..." E Pascoli "Quest'atomo opaco del male..." E Hobbes "Homo homini lupus" Per dire le prime citazioni che mi vengono in mente, e sarebbe lunga anche l'elencazione dei "guai" con i quali coltiviamo la nostra infelicità e quindi la nostra ferocia.